Global Workforce Hopes and Fears Survey 2026
Global Workforce Hopes and Fears Survey 2026
Lavoratori italiani soddisfatti, ma sotto pressione. Cresce l’IA, ma resta il nodo delle competenze.
In Italia circa 6 intervistati su 10 (61%) si dichiarano soddisfatti del proprio lavoro, un dato che tuttavia resta sotto la media globale (66%). A pesare sul giudizio sono soprattutto tre elementi: retribuzione e benefit, sicurezza occupazionale e qualità dell’ambiente e delle relazioni professionali.
Dietro al grado di soddisfazione dichiarato, persiste tra i lavoratori una percezione incerta del futuro. Le ragioni sono l’accesso difficile alle opportunità di sviluppo delle competenze, la pressione economica e l’evoluzione del mercato del lavoro. Quasi un lavoratore su due (48%) riesce a coprire le spese mensili ma non a risparmiare e il 28% ritiene che il proprio potere contrattuale sia significativamente diminuito rispetto a tre anni fa. Tra i fattori che hanno inciso maggiormente sull’esperienza professionale negli ultimi 12 mesi, i lavoratori italiani indicano l’aumento del costo della vita (30%), i conflitti geopolitici (20%) e le preoccupazioni legate ai tagli occupazionali (19%).
Fattori percepiti come rischi alla sicurezza del proprio lavoro nei prossimi 3 anni
(% di rispondenti che hanno indicato i seguenti fattori come minacce principali o moderate)

La percezione di instabilità emerge anche guardando ai rischi per la sicurezza del posto di lavoro. La volatilità macroeconomica è considerata la principale minaccia dal 58% dei lavoratori, seguita dai conflitti tra Paesi (49%) e dal rischio che l’intelligenza artificiale possa sostituire parte delle attività lavorative (45%). I livelli di preoccupazione risultano particolarmente elevati tra i lavoratori della Generazione Z.
Il nodo delle competenze
Le trasformazioni in atto stanno modificando rapidamente il modo di lavorare, rendendo centrale lo sviluppo di nuove competenze. Il 60% dei lavoratori in Italia ritiene che il proprio ruolo richieda competenze specialistiche e nell’ultimo anno la maggioranza degli intervistati dichiara di aver dovuto applicare nuove competenze, con circa il 38% che le ha applicate in misura elevata o molto elevata.
Il cambiamento, tuttavia, non interessa tutti i ruoli allo stesso modo: il 49% dei senior executive e il 45% dei manager intervistati in Italia afferma di aver utilizzato nuove competenze nel proprio ruolo, più dei lavoratori che non occupano ruoli manageriali (31%) e di coloro che hanno posizioni entry level (34%).
Sebbene i lavoratori siano interessati a sviluppare nuove competenze, non sempre hanno la possibilità di formarsi. Il 55% dei lavoratori italiani si dichiara fiducioso di poter accrescere le proprie competenze, ma solo il 40% afferma di disporre delle risorse di apprendimento e sviluppo necessarie. Si tratta di una quota nettamente inferiore alla media globale (51%) e in forte diminuzione rispetto al dato italiano rilevato nell’edizione 2025 della ricerca, pari al 51%.
Il divario è ancora più marcato per i lavoratori entry level e per quelli che non svolgono ruoli manageriali, per i quali la quota scende rispettivamente al 32% e al 39%.
Fiducia nelle proprie competenze future e accesso alle opportunità di sviluppo
(% di rispondenti che hanno dichiarato di essere fortemente/moderatamente d’accordo con le seguenti affermazioni)

A questa difficoltà si aggiunge una limitata visibilità sulle competenze future: soltanto poco più di un terzo (35%) dei lavoratori italiani dichiara di comprendere quali competenze saranno necessarie per svolgere il proprio lavoro nei prossimi anni, una percentuale considerevolmente inferiore rispetto alla media globale (49%). Allo stesso tempo, solo il 32% si sente incoraggiato dalla propria organizzazione a innovare e condividere nuove idee, contro il 43% registrato a livello globale.
L’adozione dell’IA cresce, ma permane un divario di utilizzo
In questo contesto di trasformazione, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale continua a espandersi. Oltre la metà dei lavoratori italiani (53%) dichiara di aver utilizzato strumenti di AI sul lavoro negli ultimi 12 mesi (+12 punti percentuali vs 2025), sebbene il dato rimanga inferiore alla media globale (64%).
Per l’IA generativa i margini di crescita nel nostro Paese sono ancora ampi. Solo il 31% dei lavoratori italiani la utilizza quotidianamente o almeno una volta a settimana, rispetto al 41% rilevato a livello globale. Anche le aspettative di diffusione sono più contenute: il 24% degli intervistati italiani prevede un aumento significativo dell’uso dell’IA nel proprio lavoro nei prossimi 12 mesi, contro il 33% a livello globale.

L’adozione frequente dell’intelligenza artificiale sembra associarsi a una maggiore percezione di sicurezza lavorativa. Tra chi la usa quotidianamente o settimanalmente, il 45% si sente sicuro della stabilità del proprio posto di lavoro, contro il 35% di chi la utilizza solo occasionalmente.
La visione globale: un nuovo divario nella forza lavoro
I risultati della ricerca PwC evidenziano l’emergere di un nuovo divario all’interno della forza lavoro, legato non solo al possesso delle competenze, ma anche alla capacità di sfruttare efficacemente le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale.
Per descrivere questa evoluzione, il report Global Workforce Hopes and Fears Survey 2026 individua quattro gruppi di lavoratori a livello globale: i Front-runners (14%), caratterizzati da competenze rare e solide capacità nell’utilizzo dell’IA; gli AI Insurgents (18%), che compensano competenze meno distintive attraverso un uso avanzato dell’intelligenza artificiale; gli Indispensables (11%), che possiedono competenze molto richieste ma si trovano ancora nelle fasi iniziali della curva di apprendimento dell’IA; e infine l’Engine Room (56%), che rappresenta la maggioranza della forza lavoro, con competenze meno rare e un limitato livello di maturità nell’utilizzo di questi strumenti.
I lavoratori “Front-runners” beneficiano di un vantaggio crescente: hanno una probabilità significativamente superiore alla media di essere ricompensati per l’innovazione e per lo sviluppo delle proprie competenze e mostrano una maggiore propensione a richiedere promozioni. Al tempo stesso, quasi un terzo di essi (29%) ritiene molto o estremamente probabile cambiare datore di lavoro nel prossimo anno. All’estremo opposto c’è l’“Engine Room” che svolge la maggior parte delle attività quotidiane.
Quest’ultimo gruppo richiede un’attenzione particolare da parte delle organizzazioni. Si tratta di una componente importante per l’operatività delle aziende, eppure gli appartenenti a questo gruppo hanno minori probabilità di beneficiare dell’acquisizione di nuove competenze, di poter utilizzare l’IA o proporre modifiche all’operatività dei processi. Il futuro del lavoro dipenderà sempre più dalla capacità delle organizzazioni di far dialogare efficacemente sviluppo delle competenze, accesso alla formazione continua e diffusione dell’intelligenza artificiale. Solo in questo modo eviteremo che il divario tra chi riesce a beneficiare del cambiamento e chi rischia di restarne escluso continui ad allargarsi
Alessandro Grandinetti | Clients & Industries Leader, PwC Italy

Alessandro Grandinetti
Leader EMEA Energy, membro del Global Leadership Team per il settore Energy e Leader del settore Energy & Utilities in Italia. Clients & Markets leader di PwC, coordina le strategie di approccio e go to market per tutte le linee di servizio ed i settori industriali.