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Intelligenza Artificiale e Capitale Umano: dalla sfida alla collaborazione sussidiaria

Intelligenza Artificiale e Capitale Umano: dalla sfida alla collaborazione sussidiaria

L’intelligenza artificiale oggi rappresenta una forza trasformativa capace di influenzare profondamente la vita delle persone e di ridefinire gli equilibri tra le nazioni. L’inizio della sua diffusione è stato caratterizzato dal timore dell’automazione massiccia delle attività umane e la conseguente perdita di milioni di posti di lavoro. A marzo 2023 alcune stime parlavano della sostituzione di 300 milioni di posti di lavoro full time per via dell’automazione entro il 2030.1 

A tre anni dalla diffusione del primo modello LLM open source (ChatGPT 3.5 di OpenAI) abbiamo acquisito familiarità con gli strumenti comprendendone le potenzialità e i limiti. Già all’inizio di quest’anno il World Economic Forum prevedeva scenari più sostenibili per il mercato del lavoro: considerato il ruolo dell’IA nei prossimi 10 anni, l’espansione di lavoratori crescerà di 78 milioni di occupazioni (92 milioni verranno sostituiti, ma 170 milioni creati).

Pertanto, oggi il timore è in qualche misura mutato in un interrogativo sostanziale su come possano cooperare intelligenza artificiale e umana per generare nuovo valore 

Ogni rivoluzione tecnologica del passato, dalla meccanizzazione industriale all’era digitale, ha infatti ridisegnato gli assetti produttivi, creato nuove professionalità e chiesto l’abbandono o il riadattamento di quelle tradizionali. 

Un recente studio di PwC, che ogni anno analizza quasi un miliardo di annunci di lavoro e migliaia di bilanci aziendali per valutare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro (PwC Global AI Jobs Barometer, 2025) rivela come in Italia la percentuale di annunci di lavoro che richiedono competenze legate all’intelligenza artificiale è più che raddoppiata in sei anni, passando dallo 0,4% nel 2018 allo 0,9% nel 2024 (ovvero 30mila annunci lavorativi),2 e non si tratta esclusivamente di ruoli tecnici: cresce infatti in tutti i settori la domanda di profili ibridi, in grado di coniugare conoscenze digitali con capacità operative e gestionali trasversali. 

A livello globale i ruoli esposti all’IA vedono una trasformazione delle competenze richieste a un ritmo del 66% superiore rispetto agli altri e, dal punto di vista salariale, i lavoratori con competenze in intelligenza artificiale registrano, a parità di ruolo, una retribuzione del 56% superiore rispetto ai colleghi che non possiedono tali competenze. Solo un anno fa, questo vantaggio si fermava al 25%.3

Numero totale e quota di annunci di lavoro che richiedono competenze legate all’IA, Italia, 2018-20244

Numero totale e quota di annunci di lavoro che richiedono competenze legate all'IA, Italia, 2018-2024

Secondo quanto riportato da Istat nel 2025 l’applicazione dell’IA nelle imprese italiane è raddoppiata rispetto all’anno precedente: il 16,4% delle imprese italiane utilizza almeno una tecnologia basata sull’IA, e la quota scende al 5,9% per chi impiega almeno tre applicazioni.

Tra chi usa almeno una tecnologia IA, le principali tecnologie applicate riguardano attività legate all’elaborazione e alla gestione dei testi (tra il 38% e il 71%), il 43% utilizza sistemi di generazione di immagini, video e audio mentre solo il 18% automatizza flussi di lavoro. Tuttavia, la carenza di competenze frena gli investimenti: quasi sei imprese su dieci che hanno valutato l’IA hanno poi rinunciato proprio per mancanza di skill adeguate.

Imprese che adottano IA: aree di applicazione nel 2025 (%)5

Imprese che adottano IA: aree di applicazione nel 2025 (%)

L’interazione tra IA e capitale umano può articolarsi secondo due binari distinti: la completa automazione di una mansione e il supporto ad essa; entrambe le categorie risultano in espansione in Italia, secondo quanto riportato nell’AI Jobs Barometer 2025 di PwC. In particolare, il tasso di crescita dei lavori supportati dall’intelligenza artificiale è pari al 174%Si tratta, ad esempio, di medici che utilizzano l’IA per ottenere diagnosi più rapide e accurate, o di ingegneri che impiegano strumenti predittivi per ottimizzare i processi decisionali. 

Parallelamente, i lavori automatizzati dall’IA sono cresciuti del 182%6 e si tratta di casi che vanno dai call center gestiti in autonomia dai chatbot per le richieste più semplici, alle operazioni agricole automatizzate da sistemi di machine learning e robotica. I settori in cui questa crescita risulta particolarmente alta sono l’agricoltura, l’ambito ricreativo/culturale e il retail, mentre i settori che attualmente risultano meno automatizzabili sono real estate e comunicazione. Una survey realizzata dal World Economic Forum rivela che, per gli intervistati a livello globale, il 33% dei compiti sarà svolto in modo collaborativo tra uomo e macchina entro il 2030 (il 35% in Italia). 

Il WEF stima anche che, nel periodo compreso tra il 2025 e il 2030, la trasformazione del mercato del lavoro porterà a una riallocazione del 22% dell’occupazione complessiva. In termini numerici si prevede la creazione di posti di lavoro pari al 14% dell’occupazione attuale (170 milioni) e che questa crescita sarà però in parte compensata dalla perdita dell’8% dei posti attuali (92 milioni), con un saldo netto positivo del 7% (78 milioni).7

In particolare, le ricerche più recenti sul fabbisogno di competenze8 in un contesto sempre più influenzato dall’AI convergono su un punto: le skill trasversali stanno diventando decisive. Leadership, problem solving, pensiero critico e capacità di ragionamento sono considerate dai datori di lavoro leve centrali per distinguersi in un ambiente in cui l’IA assume un ruolo crescente. 

Al contrario, competenze tecniche che fino a ieri erano considerate essenziali sembrano aver già iniziato a perdere terreno. La programmazione di base o le conoscenze multilinguistiche, vengono già oggi spesso supportate – o in parte sostituite – da strumenti di intelligenza artificiale sempre più avanzati. Sembra quindi delinearsi una realtà in cui non diminuiranno i posti di lavoro ma piuttosto cambieranno le competenze richieste.

Per cogliere le possibilità offerte da questo cambiamento è necessario che le competenze delle persone siano in linea con quelle richieste dal mercato del lavoro. Le imprese italiane si stanno attivando per salvaguardarsi; l’83% degli imprenditori intervistati dal World Economic Forum prevede investimenti in reskilling e upskilling del personale già in organico, per metterlo in condizione di collaborare efficacemente con l’IA. 

Altro punto di riflessione riguarda l’importanza delle discipline umanistiche fondamentali per rafforzare i cosiddetti “abiti caratteriali” (per dirla alla Bateson) componente essenziale, che non necessariamente devono essere unite alle competenze STEM, per poter governare le potenzialità dell’AI senza esserne subalterni.

Il 75% delle aziende ha intenzione di assumere nuovi profili dotati di competenze specifiche per progettare strumenti di IA adatti alle esigenze organizzative, mentre il 66% punta a inserire nuove risorse con la capacità di lavorare efficacemente al fianco dell’intelligenza artificiale.9 I percorsi di upskilling e reskilling permettono dunque di sviluppare le competenze trasversali che consentono ai vari operatori di muoversi agilmente in un contesto sempre più complesso, dove le capacità di analisi critica permettono di discernere tra le numerose informazioni a cui si è esposti e di avvalersi in modo consapevole ed efficace della tecnologia.

Ecosistemi dell’innovazione per provincia, 202510

Ecosistemi dell’innovazione per provincia, 2025

Investire sulla qualità della collaborazione tra intelligenza umana e artificiale significa progettare una formazione altamente personalizzata, capace di rispondere alle specifiche esigenze di interi settori e singole imprese. Questo è possibile in un contesto in cui le imprese non restano nuclei isolati, eventualmente concentrati sull’implementazione di singole applicazioni tecnologiche, dato che l’innovazione è un processo complesso che richiede non solo competenze, ma anche attenzione alle varie esigenze che emergono dall’economia e dalla società nel loro insieme. 

In questo senso, un fattore fondamentale è sicuramente la collaborazione sussidiaria tra una pluralità di attori privati – startup, centri di ricerca ed ecosistemi di innovazione – (considerando tutte le tipologie, in Italia se ne contano 277) – e soggetti istituzionali, ciascuno chiamato a contribuire secondo le proprie capacità e responsabilità. Nessuna organizzazione possiede da sola tutte le risorse necessarie per gestire una tecnologia così dirompente all’interno di uno scenario in continua evoluzione. Un’applicazione matura dell’IA richiede non solo la tecnologia in sé, ma ad esempio anche una governance solida, competenze d’uso adeguate, consapevolezza dei diversi aspetti normativi e delle implicazioni legate alla gestione dei dati.

La cooperazione tra diversi attori è quindi importante innanzitutto perché permette di avere una visione globale dell’IA e del suo impatto sulla società, contribuendo ad una riduzione di rischi, inefficienze e frammentazioni. Questa collaborazione, se intrapresa nell’ambito di percorsi formativi che sappiano effettivamente trasmettere le competenze necessarie ad interagire con l’IA, può svolgere un ruolo importante nel rafforzare le iniziative delle imprese, valorizzare le competenze diffuse e diventare fattore di sviluppo condiviso.

 

Note:

1 The Potentially Large Effects of Artificial Intelligence on Economic Growth (Briggs/Kodnani
2 PwC, The Fearless Future: 2025 Global AI Jobs Barometer, Italy Analysis
3 World Economic Forum, Future of Jobs Report, 2025
4 PwC, The Fearless Future: 2025 Global AI Jobs Barometer, Italy Analysis
5 Elaborazione Ufficio Studi PwC su dati ISTAT
6 PwC, The Fearless Future: 2025 Global AI Jobs Barometer, Italy Analysis
7 ibidem
8 WEF, OCSE, Randstad
9 World Economic Forum, Future of Jobs Report, 2025
10 Raccolta e analisi degli ecosistemi di innovazione realizzata dall’Ufficio Studi PwC

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Sandro Bicocchi

Partner | Responsabile Relazioni Istituzionali e Ufficio Studi | PwC Italy |  + posts
Laureato in Scienze dell'Informazione, ha svolto attività manageriale in aziende di diversi settori, già consigliere della Camera di Commercio di Milano, ha ricoperto ruoli istituzionali nel mondo associativo collaborando con le istituzioni italiane ed internazionali.